13 Signs You’ve Lived in (or Visited?) NYC Too Long

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Juno, o la tempesta fantasma

New York sotto la neve è particolarmente bella. Ecco, l’ho scritto. [sotto la neve] è sostituibile con [in autunno], [in primavera], [sotto Natale], [in estate quando le giornate sono infinite e non fa troppo caldo] e praticamente in qualsiasi altro momento dell’anno. Nel momento in cui lo scrivevo, mi sono resa conto di averlo detto e pensato in tante altre occasioni. E comunque: New York sotto la neve è particolarmente bella, e l’idea di fare da testimone alla tempesta di neve del secolo aveva un suo perché.

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El Barrio

Vivere a East Harlem (o Spanish Harlem, o El Barrio, l’area più a nord-est di Manhattan a maggioranza portoricana) è un’esperienza autenticamente newyorkese, con tutti i possibili significati che si possono appiccicare all’espressione “esperienza newyorkese”. Di sicuro è un bagno di realtà: niente fighettume, Starbucks, Whole Foods, catene in generale, o quella pretenziosità che altre zone della città trasmettono – zone pure belle e certamente molto (molto) più curate. Continue reading

Ringraziando

Il Ringraziamento è la festa americana per me più facile da amare: ha origini cristiane ma oggi è pressoché priva di connotazioni religiose (tanti punti!); non è commercializzata, anche se è seguita – a volte insidiata – dall’orrido Black Friday; è semplice, dato che consiste essenzialmente nello stare insieme.

Altre festività americane, pur sentite, non riescono a coinvolgermi più di tanto. Alcune per ovvie ragioni, tipo il 4 luglio o Memorial Day (il mio cuore batterà sempre per il 25 aprile); altre perché ai miei occhi insignificanti, tipo il Labor Day, piazzato il primo lunedì di settembre giusto per fare il ponte.

Per il Ringraziamento dunque non serve essere patriottici o religiosi. Basta avere amici speciali. Se poi questi amici speciali sono anche ospiti impeccabili, cuochi provetti e dotati di caminetto, il gioco è fatto. In giornate come il giovedì passato, dopo tanti scontri e incomprensioni con questo paese e questa cultura – che proseguono, inesorabili – ho la sensazione di aver costruito qualcosa che va oltre il lavoro e le innegabili maggiori opportunità: una famiglia lontana da casa. Continue reading

Do I miss you, Chicago?

Meglio Chicago o New York? È una domanda che nell’ultimo anno mi è stata fatta e mi sono fatta più volte. La mia risposta è: non rispondo. È un paragone ingiusto. Nessuna città è paragonabile a New York. E non potrei mai dire male di Chicago. Ho provato però a pensare a cinque cose che mi mancano e cinque cose che non mi mancano di Chicago. Non voleva essere un paragone con New York ma alla fine è stato impossibile evitare il confronto e… sorry cara NY, non ne esci sempre vincitrice.  Continue reading

In giro per le gallerie di Chelsea

L’idea era fare un giro del Chelsea Arts District. Tra la 28esima e la 18esima strada – nel tratto tra Decima e Undicesima Avenue – ci sono infatti centinaia di gallerie d’arte. Alla fine degli anni Novanta gli artisti hanno iniziato a spostarsi da SoHo a Chelsea, appunto, dove si trovavano affitti più bassi (all’epoca, immagino: temo che ora la zona non sia più particolarmente economica – eufemismo) e spazi più grandi: ex magazzini e capannoni – era il quartiere dove avevano sede le industrie della carne. Chelsea è sicuramente una delle zone più interessanti di Manhattan, con una serie di imperdibili: High Line, Chelsea Market e, tra pochi mesi, la nuova sede del Whitney Museum. Continue reading

Autunno a New York

Il tema non è dei più originali, ma l’autunno a New York – o New York in autunno – è irresistibile: Central Park a nord della 96esima, niente turisti (carrozze, carretti, storditi che camminano sulla ciclabile o ciclisti con bici a noleggio sulla corsia per chi corre – nota personale che interrompe momentaneamente l’idillio), cielo blu: come non essere grati di vivere qui? Tra le milioni di cose che offre, New York  sa regalare una dolcezza inaspettata.

ps. No filtri, ma solo perché sono pigra!

About, thanks, and credits

Devo il nome di questo blog a Maria Perosino. La scorsa estate ho letto il suo Le scelte che non hai fatto, e tra le tante osservazioni che mi hanno fatto pensare, una in particolare mi ha colpito: “quando facciamo una scelta – che si tratti di amore, lavoro, casa, figli – il più delle volte non è il 100% di noi a decidere: spesso, anzi, è un risicatissimo 51%”. Ho sperato tante volte in questi anni che le scelta giusta mi si parasse davanti, quasi luminosa. Non è successo. Ho semplicemente scelto. Non solo quel 49% non scompare per magia, ma se ne sta lì tranquillo. E mentre il 51% si scontra con la realtà, il 49% rimane intonso, idealizzato, tentatore.

La spinta per scrivere mi viene da due care amiche che in tempi diversi mi hanno incoraggiato a farlo: Maria Pina – fonte saggia e preziosa di consigli – e Silvia – fonte inesauribile di chiacchiere che portano via. E naturalmente, Simo, che sempre mi incoraggia e sempre crede in me.

Non so bene che forma prenderà questo blog: me lo immagino un po’ laboratorio di scrittura, un po’ modo per raccontare la mia vita a New York (in effetti, mi sono detta per convincermi definitivamente, se uno non inizia a scrivere un blog quando si trasferisce a New York, quando mai lo farà?). E poi vedremo.

Love,

Claudia